Il 22 novembre è iniziata la campagna di sensibilizzazione denominata “Taxi Roma per Taranto” che è stata inaugurata  alle ore 11,00 presso la sede della Cooperativa Radiotaxi Samarcanda in via della Magliana Nuova 302 a Roma; 

L’invito di Roberto Vici, tassista Samarcanda, ha incontrato il favore di quasi cento tassisti romani che hanno mostrato grande sensibilità e volontà di supportare le famiglie tarantine che hanno figli ammalati di cancro, questi cittadini sono vittime della grave ingiustizia che sta colpendo la città jonica a causa della presenza dell’EX Ilva che, pur dando lavoro ad alcuni genera gravi ripercussioni sulla salute di molti. Un banner con la scritta “I BAMBINI DI TARANTO VOGLIONO VIVERE” è il messaggio che  viene diffuso, grazie ai taxi, in tutta la città di Roma.

I tassisti di Roma che hanno aderito, molti della Cooperativa Radiotaxi Samarcanda 5551 e dell’Associazione Tassiste di Roma, in collaborazione con il Coordinamento Roma delle Associazioni LiberiAmo Taranto APS e Genitori tarantini ETS, dicono il loro “NO” alla prevaricazione della pura logica del profitto sulla salute, “NO” alla conservazione di un’industria altamente inquinante e che mina, oltre alla salute, anche la dignità dei tarantini.

Roberto Vici, il promotore dell’iniziativa ha dichiarato: “Io seguivo la questione Ilva da tempo e mi sono chiesto cosa potessi fare personalmente per i tanti bambini malati, ho quindi pensato di chiedere il sostegno della mia cooperativa per sensibilizzare e portare all’attenzione di più persone possibile questa triste realtà, si tratta di impegni che tutti dovremmo abbracciare, il problema ecologico ricade su tutti noi ed è importante che ognuno dia il suo contributo, visto che le idee giuste non vanno in giro da sole ma bisogna sostenerle ed accompagnarle se vogliamo che si realizzino.” 

Gli fa sponda il Presidente della Cooperativa Samarcanda Radiotaxi Fabrizio Finamore che sottolinea il pieno sostegno all’iniziativa: “poiché riteniamo che sia dovere di tutti essere solidali con chi vive situazioni di sofferenza e dolore, in particolare siamo vicini ai bambini ed alle famiglie di Taranto che vivono queste drammatiche situazioni e facciamo tutto quello che ci è possibile per sostenerli”.

L’Art. 32 della costituzione definisce la Salute come un diritto fondamentale. Diritto violato e sacrificato per una produzione definita strategica e che si vuole realizzare ad ogni costo. Il prezzo da pagare è però alto: la vita dei bambini di Taranto, dei lavoratori e dei cittadini.

Taranto merita un programma serio di riconversione economica. Merita giustizia proprio come avvenuto a Genova, dove anche il posto di lavoro è stato salvaguardato. Oggi si parla di possibile accordo che vede profilarsi il ripristino dello scudo penale, di migliaia di esuberi, del ripristino dell’Afo 2 (posto sotto sequestro dalla magistratura poiché teatro della morte dell’operaio Alessandro Morricella) e addirittura di una vera e propria deportazione degli abitanti che possiedono un’abitazione prospiciente i parchi minerali. Ciò riportano i giornali riguardo la bozza degli accordi tra Governo e Arcelor Mittal.

I dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità dopo lo Studio Sentieri sono veramente preoccupanti: +54 % di incidenza del cancro in età 0-14 anni, +21 % di mortalità infantile per tutte le cause, + 20 % nel 1° anno di vita, + 45% di aumento della mortalità per alcune malattie di origine perinatale, cioè insorte durante la gravidanza. Si tratta di percentuali riferite alla media regionale. Inoltre è stata rilevata la presenza di diossina nel latte materno e l’impossibilità per i bambini dei quartieri limitrofi all’industria di giocare nelle aree verdi, nei parchi e di frequentare la propria scuola.

Le associazioni locali ed i cittadini che le supportano chiedono a gran voce una vera Riconversione. Taranto deve essere risarcita da anni di sfruttamento e rifiuta il ricatto: “salute o lavoro” perché lo Stato deve essere in grado di garantire entrambi in quanto riconversione e bonifica sono possibili, salvaguardia della salute e dei posti di lavoro non sono un’utopia. Lo si deve alle future generazione ed al futuro della città che ha in sé tantissime risorse naturalistiche, enogastronomiche e storiche da poter valorizzare per garantire la creazione di un’economia più sana in questo luogo che chiede attenzione e sostegno. 

Luigi Andrisani, attivista delle Associazioni Genitori Tarantini e Liberiamo Taranto spiega la genesi di questa iniziativa: “E’ importante per le associazioni taratine che animano il dibattito sul tema a questo punto riuscire a diffondere il più possibile il grido d’allarme che nasce dalle famiglie di Taranto. A Roma ci sono moltissimi studenti e lavoratori provenienti da questa città e ci sono anche tantissimi bambini malati di cancro in cura, sia al Bambin Gesù che in tantissime altre strutture ospedaliere romane. Abbiamo quindi pensato di creare un coordinamento in questa città con 2 obiettivi specifici: il primo è quello di dare eco alle azioni nate a Taranto, il secondo è quello di creare una rete di supporto alle famiglie in difficoltà che stanno combattendo proprio nella capitale la problematica cancro per e con i loro figli”.

Come mai in tanti vengono a curarsi a Roma?

“A Taranto ha aperto 2 anni fa un reparto di onco-ematologia pediatrica gestito dal Professor Cecinati che noi ammiriamo per l’impegno e la dedizione che mette nel suo lavoro. Chiediamo un centro di onco-ematologia di eccellenza a Taranto come a Bari, che renda più sostenibile la vita dei bambini e delle famiglie che si trovano a fronteggiare una così dura battaglia. Non dover lasciare la propria casa per spostarsi in cerca di cure sarebbe già molto. Tutto il nostro sostegno va al primario di onco-ematologia pediatrica dell’Ospedale SS Annunziata di Taranto che combatte giornalmente per avere nel reparto un organico almeno sufficiente a soddisfare le esigenze del territorio, servirebbero almeno il doppio dei pediatri che sono attualmente presenti in struttura”

Non sono previsti sostegni da parte dello Stato per chi è costretto a spostarsi in un’altra regione ed in un’altra città per essere curato?

Ci sarebbe uno strumento di sostegno ai malati che si chiama, assegno di cura. Per accedervi esiste un punteggio minimo che il più delle volte si raggiunge solo se si effettuano le terapie domiciliari a Taranto e così tutti coloro i quali sono stati costretti a spostarsi non riescono a usufruirne.

Cosa chiedete quindi alla Repubblica Italiana?

La posizione di queste due associazioni è nettamente per la chiusura dell’ex Ilva, chiediamo la realizzazione delle bonifiche anche attraverso la protezione di ogni singolo posto di lavoro ed una vera riconversione economica per tutta la città. Taranto può vivere di storia, turismo, mare, enogastronomia ed ogni attività che possa restituire un volto nuovo e una vita nuova a questa città. Con buone politiche di riconversione economica e rigenerazione urbana la città ed i suoi abitanti possono continuare a vivere e gli 8,700 lavoratori che oggi fanno parte dell’organico dell’ex Ilva possono essere impiegati altrove esattamente come è successo a Genova. Vogliamo che lo Stato ci ascolti e risarcisca la città di Taranto, lo deve ad una cittadinanza che ha subito una regressione economica a causa delle scellerate  politiche economiche e industriali messe in atto.

Per concludere ringraziamo dal profondo del cuore tutti coloro che ci stanno aiutando a diffondere le nostre richieste sicuri che un altro futuro per i nostri figli sia ancora possibile. Taranto è una città diversa da quella che è nell’immaginario di tutti coloro che vedono solo distruzione e morte. Lavoriamo anche per questo e per dare eco alle bellezze della nostra città e della nostra gente.