Il colonnato di San Pietro- Scopriamo Roma

Indirizzo: Piazza S. Pietro

Zona: Vaticano

Epoca:: 1667

San Pietro è sicuramente una delle piazze più visitate di Roma, ma non tutti conoscono una curiosità riguardante il suo colonnato che circonda la Basilica.

Qui infatti, gli osservatori attenti potranno notare una incisione con su scritto “Centro del colonnato”. Posizionandoci sopra, potremo vedere un’unica fila di colonne in stile dorico, come le altre fossero sparite. Quest’illusione, fu creata da Bernini calcolando i raggi dell’ellisse formata dalla piazza, il cui centro ricade proprio sul punto dove è stata posizionata l’incisione.

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Cola di Rienzo- Scopriamo Roma

La nostra passeggiata virtuale ci fa conoscere un personaggio meno noto a cui è stata dedicata una delle vie dello shopping romano più famose: Cola Di Rienzo (al secolo Nicola di Lorenzo Gabrini). Nato nel 1313 da umili origini, grazie alla sua dialettica, riuscì a ricevere un’istruzione insolita per gli umili natali.

Siamo nella Roma di inizio XIV secolo: la città è un manipolo di circa 30mila anime, il papa è fuggito ad Avignone e governano gli arroganti baroni (Colonna, Orsini, Savelli). Cola sogna di ristabilire la civiltà comunale a Roma e con il suo bell’aspetto, la parlantina sveglia e il supporto del popolo, nel 1347 vi riesce. Peccato che inebriato dai suoi stessi successi, in poco tempo perde il senso della misura trasformandosi nel tiranno che cercava di combattere. Nel 1354 lo stesso popolo che lo aveva sostenuto si riversa in Campidoglio e, nella ressa, lo pugnalano. Il corpo straziato viene condotto di fronte la dimora dei Colonna alla chiesa di San Marcello in via Lata (oggi conosciuta come via del Corso) che così celebrarono il trionfo sul nemico.

Rione Prati- Scopriamo Roma

IX Rione di Roma
Legenda vuole che il nome derivi da una grossa pigna che originariamente si trovava su Largo di Torre Argentina, vicino le scomparse Terme di Agrippa. Probabilmente aveva la funzione di fontana e attualmente si trova in Vaticano nel cortile che prende il suo nome. Probabile che si trovi lì dal 750.
Tale pigna ha una menzione illustre, ovvero il XXXI canto dell’Inferno dantesco:
“La faccia sua mi parea lunga e grossa come la pina di San Pietro a Roma”

Al suo posto venne costruita una fontana in travertino a forma di pigna come forma di “risarcimento”. 
L’origine più probabile del nome è che esso derivi dalla Vigna Tedemari, che occupava gran parte del rione anche nella divisione trecentesca della città. Qui la zona viene chiamata semplicemente “Vigna” che, col passare degli anni è divenuta “pigna”. 
Numerosi sono i monumenti e luoghi di interesse che troviamo in questo rione: il Pantheon, il Collegio Romano, piazza Venezia, Piazza del Gesù, Piazza Grazioli e molt’altri. 
Pigna fu uno dei rioni che, durante il Medioevo, rimase abitato, aiutandone la sua conservazione originale. 

Il museo delle Mura Aureliane- Scopriamo Roma

Indirizzo: via di Porta San Sebastiano

Zona: Centro Storico

Epoca:: III secolo (prima edificazione sotto Aureliano)

All’inizio della via Appia troviamo Porta San Sebastiano, la porta delle Mura Aureliane meglio conservata e, forse, tra le più belle e imponenti. Originariamente conosciuta come Porta Appia, le fu cambiato nome in onore del martire sepolto nella basilica edificata lungo la via consolare.

L’aspetto attuale porta con sè almeno 5 periodi diversi relativi ai vari interventi di restauro effettuati.

Da qui è possibile accedere al museo dell Mura Aureliane: 400 metri di bastioni che arrivano fino alla via Cristoforo Colombo. Un percorso che incontra 10 torri e passa tramite un camminamento scoperto, dal quale si possono scorgere le feritoie originarie per gli arcieri e quelle quadrate riadeguate a metà del 1800 per l’utilizzo dei fucili impiegati durante gli scontri della Repubblica Romana.

Il museo è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 14 eccetto il lunedì. Puoi visitare il museo anche con il nostro Taxi City Tour “Unusual Rome“.

Illusione ottica a via Piccolomini- Scopriamo Roma

Indirizzo: via Niccolò Piccolomini

Zona: Villa Pamphili

Piano piano, grazie da Internet, sta diventando sempre più famosa, l’illusione ottica che gioca con la prospettiva della cupola di San Pietro, che si può ammirare da via Piccolomini, situata sul colle del Gianicolo.

La strada, lunga circa 300 metri, è perfettamente in piano e termina con un belvedere, privo di costruzioni e una vallata ricoperta di verde: insolito se pensate che ci troviamo in pieno centro storico!

Se all’inizio della strada procediamo a una velocità di 15/20 km/h possiamo vedere che la cupola si rimpicciolisce in maniera evidente. Facendo la strada al contrario voltiamoci (solo se però siete a bordo dei nostri taxi e non state guidando!): vedrete l’effetto opposto.

Perchè avviene ciò? I più romantici amano rispondere che non c’è una spiegazione scientifica, ma semplicemente che Roma è magica.

Un motivo però c’è ed è dato dal contesto creato dalla via. Infatti il fulcro della via, coincide esattamente con il “Cupolone” e ai margini, alberi e palazzi danno una certa omogeneità di immagine tutto ciò crea per l’occhio umano un’acutezza visiva migliore sui dettagli poichè il campo è stretto. All’inizio della strada registriamo un solo soggetto, la cupola, avanzando però l’occhio inizia a vedere anche lo spazio intorno, poichè prima lo sfondo era nascosto dai palazzi e viene percepita quindi, una dimensione differente.

Quale delle due spiegazioni vi piace di più?

I “nasoni” di Roma- Scopriamo Roma

Indirizzo: Roma

Zona: capillari per tutto il comune

Epoca: 1847

Uno dei simboli più legati alla città di Roma è sicuramente il “nasone“, la fontanella da cui è possibile bere acqua fresca e gratuita sempre (eccetto nei periodi di forte siccità come nell’estate 2017).

Le prime fontanelle sono del 1847, volute dal primo sindaco, Luigi Pinciani, che decise che a Roma l’acqua doveva essere gratuita.

Vennero realizzate in ghisa, con 1 metro e 20 di altezza. Prima della cannella singola, che gli volse per l’appunto il soprannome di “nasone”, c’erano tre teste di drago (come quella in foto, esempio di alcune ancora presenti). Famosa resta quella, ancora presente che da’ il nome a via delle Tre Cannelle.

Nel 1980, però, per arginare lo spreco di acqua venne aggiunto un antiestetico rubinetto. Quest’ultimo era così inguardabile che il progetto naufragò in poco tempo.

Si contano attualmente più di 2000 fontanelle in giro per Roma, di cui solo 280 nel centro storico. Questo dato fa della Caput mundi la città con più fontanelle pubbliche al mondo.

Per i più tecnologici, sappiate che esiste anche un’app con la mappa della posizione di tutte le fontanelle della città.

Il “mammuth” di Rebibbia- Scopriamo Roma

Nella zona di Casal de’ Pazzi, che si trova tra via Tiburtina e via Nomentana, nel 1981 sono state ritrovate tracce di animali preistorici.

Fino al secolo scorso, infatti, tale zona non era mai stata urbanizzata, permettendo una conservazione perfetta di reperti archeologici risalenti al Pleistocene (200.00 anni fa).

La zona era boschiva e le colline si alternavano alla pianura, creando così l’habitat perfetto per i grandi mammiferi preistorici come l’elefante dalle zanne dritte, di cui venne ritrovata una zanna di 3,5 metri di lunghezza. Sono stati dissotterrati anche i resti di ippopotami che abitavano la zona del centro Italia e che, ormai sono presenti solo in Africa.

In totale sono stati ritrovati 2.000 fossili animali e un cranio umano con le caratteristiche simili al “Neanderthal di Sacco Pastore.

Alcuni manufatti del Paleolitico, invece potrebbero essere stati trasportati da delle piene del fiume Aniene.

Attualmente è possibile trovare il museo comunale (a ingresso gratuito) dove oltre ai resti potrete trovare ricostruzioni animate della vita della zona 200 mila anni fa.

La leggenda di Romolo e Remo- Scopriamo Roma

La storia della nascita di Roma si fonde tra mito e leggenda. Tutti sanno di Romolo e Remo, della loro discendenza dalla stirpe reale di Alba Longa (vi dicono qualcosa Enea, l’Eneide e Virgilio?), nati dall’incontro tra Rea Silvia e il dio Marte. Ma sapete perchè Rea Silvia era stata costretta a divenire vestale?
Era figlia di Numitore, fratello di Amulio. Questi si contendevano il trono di Albalonga nell’antico Lazio. Quando Amulio riuscì a sconfiggere Numitore, questo costrinse la nipote a divenire vestale, così questa non potesse generare figli che potessero rivendicare pretese al trono. Marte però ci mise lo zampino e nacquero i due gemelli. Lo “zio” diede subito ordine di farli uccidere. La storia vuole che il soldato si impietosi e non riuscì ad ammazzare i due neonati, ma li mise in una cesta e li affidò al Tevere. Questa cesta arrivata sul colle Palatino venne trovata da una lupa che sentendo i vagiti, li accolse come suoi cuccioli. La leggenda continua con il fratricidio, il ratto delle sabine e quella che poi diviene storia con i successivi re di Roma.

Piccola sfida: riuscite a ricordarvi tutti e sette i re di Roma?

Il giardino degli aranci- Scopriamo Roma

Indirizzo: Tre ingressi: Piazza Pietro d’Illiria, via S. Sabina, Clivio di Rocca Savella

Zona: Aventino, rione Ripa

Epoca:: 1285-1287

Il vero nome di questo giardino, è Parco Savello e si trova sull’Aventino. Il soprannome deriva dai numerosi alberi di aranci amari e sorge dove una volta potevamo trovare il fortilizio della famiglia Savelli 8nobile famiglia romana, esistente dalla sua fondazione fino al medioevo).

La struttura attuale è stata realizzata nel 1932, durante la nuova definizione del quartiere Aventino, trasformandolo da orto dei vicini frati domenica a giardino pubblico, al fine di regalare a turisti e romani un altro splendido belvedere (assieme al Pincio e al Gianicolo).

Il viale principale, venne intitolato a Nino Manfredi, poco dopo la sua morte, nonostante le sue origini ciociare, in quanto da tutti considerato romano da adozione.

Se volete sapere dove trovare il primo arancio d’Italia, si trova proprio accanto a questo parco, clicca qui

Il giardino degli Aranci è una delle tappe del nostro city tour che ti mostra i monumenti meno conosciuti. Scopri Unusual tour.

Una gatta speciale- Scopriamo Roma

Tutti noi conosciamo o abbiamo almeno sentito parlare di Palazzo Grazioli, in pieno centro a Roma, ma pochi avranno notato la statua felina posta sul lato dell’edificio che da su via della Gatta (la via prende il nome proprio dalla statua).

La statua della gatta venne posta durante il restauro del 1874, questa era stata rinvenuta nel vicino tempio di Iside e rappresentava, con molta probabilità, la divinità egizia di Bastet. La scelta dell’ubicazione è avvolta dal mistero, su cui i romani ovviamente hanno creato numerose legende e aneddoti. I più famosi sono tre.

Il primo narra che durante un incendio in zona, una gatta avrebbe avvisato del pericolo miagolando, salvando gli abitanti (l’incendio non fece vittime).

La seconda, più affascinante, narrerebbe di un ricchissimo tesoro nascosto in un punto imprecisato indicato dallo sguardo dell’animale. Tale ipotesi potrebbe essere la più accreditata a chi considera i libri come tesoro inestimabile: in quella direzione infatti è presente solo la Biblioteca Rispoli.

La terza e forse più verosimile è quella che vede la gatta sempre protagonista di un salvataggio di un bambino in bilico sul cornicione del palazzo: la gatta avrebbe avvisato la mamma distratta che riuscì poi a salvare il figlio. La statua in effetti ha dei tratti materni e protettivi e sarebbe stata posta là dove il bambino avrebbe rischiato la vita.

 

A voi quale delle tre versioni piace di più?