La Festa del Sol Invictus- Scopriamo Roma

L’antica feste del “sole invitto” cade proprio a ridosso del Natale. Scopriamo le suo origini

Indirizzo: n.p.

Zona: Palatino/Quirinale

Periodo: III secolo d.C.

Con l’entrata ufficiale dell’inverno coincidono tantissime festività per cui il Natale in realtà è celebrato da numerose religioni e culture. Nato in Egitto e Siria, il culto prevedeva, la notte tra 24 e 25 dicembre che i sacerdoti annunciassero che la Vergine aveva partorito il Sole, che raffigurava la vittoria della luce sulle tenebre.

Nell’antica Roma tale festa comparse con l’imperatore Eliogabalo (sebbene ve ne siano tracce già con Caracalla) il quale gli dedicò un tempio sul Palatino (Elagabalium si trovava nella parte nord-occidentale e venne costruito tra il 218 e il 222), il quale, in epoca repubblicana, era la sede di molti culti a Roma. Verso la fine del III secolo (intorno al 274 d.C.), l’imperatore Aureliano riprese tale culto grazie anche all’aiuto mostrato da Emesa (città della Siria) in guerra. Trasferì i suoi sacerdoti del Sol Invictus presso il Quirinale. Aureliano, infatti, aveva notato come il culto del sole fosse presente nelle tante religioni presenti nell’Impero Romano e volle dare importanza a questo culto per migliorare la coesione delle regioni dell’Impero.

Una via per il papa- Scopriamo Roma

Ogni volta che il papa doveva raggiungere il Laterano da San Pietro, doveva fare i conti con i vicoletti e anfratti. Sisto IV, nella seconda metà del XV secolo decise di farla finita (era pur sempre il papa!): progettò e fece “tirare una linea” che solcava Campo Marzio attraverso i Coronari, le Coppelle, il collegio Capranica e Colonna. Tale “linea” venne chiamata, all’origine, “via Recta”.

Lunga 500 metri venne subito utilizzata come scorciatoia dai migliaia di pellegrini per raggiungere San Pietro. Ciò fece sorgere, lungo la via, moltissimi venditori di immagini sacre e corone che portarono a rinominare la via “dei Coronari”.

G.R.A. il cognome di una strada- Scopriamo Roma

Indirizzo: Tutto intorno a Roma

Lunghezza: 68,2 km

Epoca: Contemporanea (1951 primo tratto)

Eugenio Gra, direttore generale dell’ANAS, all’epoca della realizzazione del Raccordo fu il principale ideatore e sostenitore dell’opera e il suo apporto fu di tale rilevanza che si usò per consuetudine, nelle fasi di progettazione e costruzione, riferirsi alla strada con il nomignolo «Il Gra».

Per mantenere tale nomenclatura fu quindi studiato ad arte l’acronimo Grande Raccordo Anulare.

S. Paolo fuori le mura- Scopriamo Roma

Indirizzo: Piazzale S. Paolo

Zona: S. Paolo

Epoca:: IV secolo d.C.

 

Innalzata sulla via Ostiense, dove secondo la tradizione fu sepolto l’apostolo Paolo, è la più grande basilica di Roma dopo quella di San Pietro. La prima basilica voluta da Costantino (nel 324) risultò inadeguata e venne quindi ricostruita completamente, nel 395, sotto il regno congiunto di tre imperatori. Tale struttura rimarrà intatta fino al disastroso incendio del 1823, che risparmiò soltanto il transetto e l’abside.

Fu riedificata, per volere di Leone XII, seguendo le dimensioni e la pianta originale; venne consacrata nel 1840 ancora incompleta. Nel 1928 fu aggiunto Il vasto quadriportico esterno, formato da quasi 150 colonne.

I sampietrini

Indirizzo: n/a

Zona: Centro Storico/ via Appia Antica

Epoca:: Cinquecento

Avete presente il lastricato tipico di Roma? Sì, quello maledetto da automobilisti e motociclisti. Loro, i sampietrini. Croce e delizia della Capitale.

Da dove prendono il loro nome? Da loro “luogo di nascita”, ovvero San Pietro. I blocchi di selce (motivo per cui in romano vengono spesso chiamati “serci”) venivano estratti dalle zone vulcaniche del viterbese o dei colli albani e furono usati per la prima volta nel Cinquecento per agevolare il passo delle carrozze. La prima strada su cui venne usata questa innovativa pavimentazione, fu proprio piazza San Pietro.

Al giorno d’oggi, sono in tanti a lamentare l’elevato costo di manutenzione e la poca sicurezza che i sampietrini rappresentano. Qualche anno fa, si pensò anche di venderli ai turisti cinesi che li amano spasmodicamente.

Che piacciano o meno, rendono sicuramente ancora più peculiare la nostra città di Roma.

La Piramide Cestia- Scopriamo Roma

Indirizzo: Via Raffaele Persichetti

Zona: Centro Storico

Epoca:: I sec. a.C.

Costruita in stile egizio, è la tomba voluta da Caio Cestio (politico e membro del collegio sacerdotale). Il monumento venne inglobato nelle mura Aureliane nel III secolo ed è così che si presenta a tutt’oggi.

L’interno è visitabile solo su prenotazione ed è aperto solo il sabato.

Mario Monicelli- Scopriamo Roma

E’ stato uno dei più celebri registi italiani e maggiori esponenti della commedia all’italiana. A lungo si ritenne che Monicelli fosse di Viareggio, complice anche la sua ambiguità. Grazie al critico Della Chiesa, venne alla luce che era nato e vissuto a Roma, nel quartiere Prati, fino all’età di 11 anni.

La sua prima pellicolo è del 1934, un corto dal titolo Cuore rivelatore, girato insieme all’amico Alberto Mondadori. Nell’anno segente, vide la luce il primo lungometraggio, I ragazzi della via Paal.

Nel 1937 dirige, sotto psudonimo, Pioggia d’Estate, dove Monicelli è regista, sceneggiatore e soggettista. Come lo stesso regista ammise, questo fu il filme che gli insegno a scrivere per il cinema, a girare e a trattare con gli attori.

Famoso era la sua capacità di far venire alla luce le doti nascoste degli attori. Fu lui infatti che trasformò Sordi in attore drammatico, con film come Un borghese piccolo piccolo, o Vittorio De Sica e Monica Vitti in attori comici e irriverenti.

Monicelli vivrà professionalmente una vita molto prolifica che inizierà a rallentare, senza smettere con l’avanzare dell’età. Egli difatti, per sua ammissione, temeva di più l’incapacità di continuare a lavorare piuttosto che la morte. Del 2010, anno della sua morte, è infatti anche il suo ultimo lavoro, un corto (La nuova armata Brancaleone) con il quale criticava i tagli imposti alla cultura.

Nonostante la celebrità, figli e nipoti, decise di vivere da solo, convinto che costringersi all’auto sufficienza lo mantenesse sveglio e reattivo, piuttosto che la vicinanza di qualcuno che ti aiuta in ogni cosa per rispetto all’anzianità.

Un tumore alla prostata in stadio avanzati, lo porto a suicidarsi lanciandosi dalla finestra dell’ospedale S. Giovanni Addolorata di Roma, nel novembre del 2010.

Il Circo Massimo- Scopriamo Roma

E’ il più grande edificio per spettacoli mai costruito (600×140 metri), con una capienza che poteva arrivare a 250 mila persone. La tradizione vuole che il circo venne fondato da Tarquinio Prisco. Qui, sempre secondo la tradizione, dovrebbe essere avvenuto il ratto delle Sabine. Per alcuni secoli le strutture del circo rimasero in legno; le prime opere in muratura vennero avviate dopo il II secolo a.C. L’assetto definitivo lo si ebbe per mano di Cesare nel 46 a.C. Qui nel 357 Costanzo II fece portare l’obelisco di Thumtmosis III, il più alto di quelli esistenti all’epoca (32,5 metri oggi ubicato in piazza San Giovanni in Laterano). Il Circo Massimo rimase in funzione fino al 549.

Il Campidoglio- Scopriamo Roma

Il Campidoglio è considerato l’ombelico di Roma dai tempi della sua fondazione. E’ qui infatti che si raccoglievano gli abitanti della nuova città.

Nel Medioevo la zona era talmente degradata che venne ribattezzata Monte Caprino (tale soprannome viene ricordato da una delle vie d’accesso attuali).

Nel 1536 Michelangelo diede una nuova sistemazione alla piazza su commissione di papa Paolo III. Mentre poco dopo l’unità di Italia, nel 1887 fu collocata una statua di #ColaDiRienzo come polemica nei confronti del Vaticano.

Purtroppo attualmente tale statua, collocata al lato della scalinata dell’Ara Coeli, viene del tutto ignorata dai molti turisti, concentrati più sullo sforzo della salita alla piazza del Campidoglio.

Ponte Fabricio- Scopriamo Roma

Indirizzo:Lungotevere De’ Cenci (Isola Tiberina)

Zona: Centro Storico

Epoca:: 600 a.C.

Ponte Fabricio è il più antico di Roma (600 a.c.) e si trova nella sua posizione originale. Inizialmente eretto in legno, venne più volte restaurato e ricostruito fino a giungere come lo vediamo ora (tufo e travertino).

Collega l’Isola Tiberina con Lungotevere De’ Cenci ed lungo 62 metri per 5,5 metri di larghezza.

Dai romani è conosciuto come ponte quattro capi, in quanto secondo una leggenda popolare, papa Sisto V nominò quattro architetti per il restauro del ponte, i quali però si trovavano continuamente in disaccordo e ciò fece allungare molto i tempi di consegna. Così al termine dei lavori, il papa li fece decapitare sul posto, dove eresse un monumento con quattro teste a ricordo del loro lavoro. Ufficialmente le teste raffigurano Giano quadrifronte.

Secondo testimonianze lasciate da Orazio, Ponte Fabricio era anche indicato come il luogo comune dove ci si suicidava buttandosi nel Tevere.