Museo delle anime del purgatorio- Scopriamo Roma

In prati, presso la chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, potete trovare un museo insolito, quello delle anime del purgatorio. Questo è un archivio di documenti che proverebbe l’esistenza del Purgatorio, ove risiedono le anime in attesa di accedere al Paradiso. Tali anime, infatti cercherebbero di mettersi in contatto con i vivi affinchè questi intercedano per loro e facilitino l’ascesa al Paradiso. L’archivio infatti è pieno di cimeli di testimonianze di contatti o segni lasciati da entità ultraterrene.

La chiesa è del 1890 e solo 7 anni dopo vi scoppiò un incendio che la distrusse parzialmente. II suo fondatore, don Victor Jouet, missionario francese, ebbe la visione di un volto umano sorridente impresso su un legno bruciato, si convinse quindi che fosse l’anima o il fantasma di un defunto che cercava di mettersi in contatto con il regno dei vivi e che quella ne fosse una prova. Iniziò così il suo lungo peregrinare per l’Europa alla ricerca di altre prove e testimonianze di questo genere.

Si narra che proprio vicino a tale museo, più che in altri luoghi romani, siano numero le apparizioni di defunti e di oggetti in movimento.

Voi che ne pensate? Sono solo credenze o c’è un fondo di verità?

La street art- Scopriamo Roma

Nata tra gli anni 80 e 90, la street art è una forma di arte, spesso di protesta altre di rivendicazione di spazi comuni e annullamento della proprietà privata. Negli ultimi anni, la street art sta vivendo una nuova primavera, trovando una sua strada nella “legalità”. Molte amministrazioni locali, infatti, nell’ottica di un ammodernamento e ristrutturazione di quartieri periferici (e non), hanno dato il via agli artisti di strada per dipingere intere facciate di palazzi. L’esempio più famoso è quello dei lotti di Tor Marancia.

Vi lasciamo qui un video realizzato da Benjamin Massina che ripercorre la street art dei quartieri di: Tor Marancia, Garbatella, Quadraro, Ostiense, San Basilio, San Lorenzo. Buona visione.

L’arancio di Roma- Scopriamo Roma

Un piccolo oblò, nel muro opposto all’antico portale ligneo di Santa Sabina, ci permette di osservare un albero all’interno del chiostro del convento.

Secondo la tradizione sarebbe la prima pianta d’arancio trapiantata in Italia. San Domenico la portò dalla Spagna (suo paese natio) nel 1220.

L’albero è ritenuto miracoloso perché nel corso di otto secoli si è rinnovato su se stesso producendo ancora bellissime arance. Un’altra leggenda è legata a quest’albero: nel 1379 S. Caterina da Siena avrebbe raccolto qui le 5 arance, poi candite, che portò ad Urbano VI. Il dono voleva dimostrare al papa, conosciuto per il suo difficile carattere, come anche un frutto aspro potesse potenzialmente divenire dolce.

Visto che siete qui a Santa Sabina, lì vicino potrete notare una pietra nera con una storia particolare che potete leggere qui

Villa Massenzio- Scopriamo Roma

Indirizzo: via Appia Antica 153

Zona: Appio Latino

Epoca:: II secolo a.C.

I resti della villa costruita dall’omonimo imperatore, sorgono proprio nel tratto iniziale dell’Appia Antica, pochi chilometro dopo la chiesa del “Quo Vadis?”. Questa è un complesso composto dal palazzo, il circo e il mausoleo dinastico. La villa venne prematuramente abbandonata a causa della sconfitta di Massenzio a causa di Costantino.

Il circo è uno dei pochi ancora ben conservati per quanto riguarda la sua parte architettonica. Esso si allunga da est a ovest per circa 520 metri e una larghezza massima di 92 metri. Dagli scavi pare che il circo potesse contenere fino a 10.000 posti.

Consigliamo a tutti una bellissima passeggiata in primavera o in autunno fino a questo spettacolare complesso. La via Appia Antica è una delle vie romane meglio conservata e merita qualche ora di passeggio per le sue strade.          

L’antenna di Montemario- Scopriamo Roma

L’Antennone di Monte Mario, ovvero il grande ripetitore che capeggia sul colle, fu protagonista insieme ad altri sei, sparsi sul territorio nazionale, della partenza delle trasmissioni ufficiali della RAI avvenuta il 3 gennaio del 1954. L’elevato costo degli apparecchi televisivi (pari a circa dodici mensilità di uno stipendio medio) e la mancata copertura totale del territorio nazionale fece si che i programmi trasmessi dagli studi di Roma, Milano e Torino furono ricevuti solamente da 35-40 mila televisori.

Ricordiamo inoltre che quella di Monte Mario è stata la prima postazione radiotelevisiva d’Italia. Attiva dal 2 dicembre 1937, veniva utilizzata per le prove tecniche dell’EIAR (antenata della RAI) sospese durante la guerra.

Un condottiero contro gli Ottomani: Scanderbeg- Scopriamo Roma

I romani hanno l’abitudine di distorcere nomi e cognomi, inventare nomignoli e via dicendo. Stessa sorte toccò a Giorgio Castriota Scanderbeg, rinominato Scannabecchi.

Guerriero e condottiero albanese del XV secolo, temuto dall’esercito ottomano e difensore della fede Cristiana. Castriota deve il suo nomignolo ai turchi stessi (Skander= Alessandro, condottiero, virile; beg= principe). Uomo carismatico e con un’educazione raffinata, conosceva numerose lingue e possedeva una tattica militare invidiabile. In tarda età, pare per motivi economici (anche se le voci sono discordanti su quanto effettivamente Scanderbeg percepiva dallo Stato Pontificio), venne a Roma dove si fece costruire casa in quella che sarà Piazza Scanderbeg 117, proprio all’ombra del Quirinale (sede all’epoca dei papi).

Ogni volta che i turchi violavano la pace, lui partiva e li domava. Muore nel 1468 e leggenda narra che all’apprendere tale notizia i turchi si precipitarono contro l’Albania e che bastò esporre il corpo esanime su un cavallo del condottiero per far svignare le orde ottomane.

A tutt’oggi in piazza Albania, una statua equestre del fiero e glorioso Scandeberg sovrasta la piazza che segna l’ingresso al quartiere Aventino.

Lo stadio Olimpico- Scopriamo Roma

Indirizzo: Viale dei Gladiatori

Zona: Foro Italico

Periodo: Inizio lavori 1927, inagurazione 1953

 

Lo stadio che vediamo, all’interno del complesso del Foro Italico, è il risultato di una serie di trasformazioni che lo hanno fatto rientrare nella categoria elite degli stadi europei.

Destinato principalmente al calcio con le squadre cittadine di Roma e Lazio e all’atletica leggera , ha assunto l’aspetto attuale dai lavori eseguiti per i Mondiali del 1990.

Andando a ritroso nel tempo, se molti ricordano il vecchio stadio Olimpico senza copertura, forse non altrettanti sanno che il suo nome (prima dei mondiali del ’60) era stadio dei Centomila e che era andato a sostituire l’originale mussoliniano, detto dei Cipressi, inaugurato nel 1932 con un solo anello.

L’Olimpico è anche utilizzato come sede di concerti che hanno visto esibirsi grandi nomi della musica italiana ma anche importanti stars internazionali come Bruce Springsteen, Rolling Stones, Depeche Mode e Madonna che qui si è esibita per ben tre volte.

Rione Pigna- Scopriamo Roma

IX Rione di Roma
Legenda vuole che il nome derivi da una grossa pigna che originariamente si trovava su Largo di Torre Argentina, vicino le scomparse Terme di Agrippa. Probabilmente aveva la funzione di fontana e attualmente si trova in Vaticano nel cortile che prende il suo nome. Probabile che si trovi lì dal 750.
Tale pigna ha una menzione illustre, ovvero il XXXI canto dell’Inferno dantesco:
“La faccia sua mi parea lunga e grossa come la pina di San Pietro a Roma”

Al suo posto venne costruita una fontana in travertino a forma di pigna come forma di “risarcimento”. 
L’origine più probabile del nome è che esso derivi dalla Vigna Tedemari, che occupava gran parte del rione anche nella divisione trecentesca della città. Qui la zona viene chiamata semplicemente “Vigna” che, col passare degli anni è divenuta “pigna”. 
Numerosi sono i monumenti e luoghi di interesse che troviamo in questo rione: il Pantheon, il Collegio Romano, piazza Venezia, Piazza del Gesù, Piazza Grazioli e molt’altri. 
Pigna fu uno dei rioni che, durante il Medioevo, rimase abitato, aiutandone la sua conservazione originale. 

La festa di S. Giovanni- Scopriamo Roma

La festa di San Giovanni nasce nel 1891, veniva celebrata il 24 giugno, vicino al solstizio d’estate.

Anticamente la festa, soppiantata dal cristianesimo era quella della “For Fortuna”. La dea Fortuna è una delle divinità più antiche di Roma, il cui culto fu particolarmente favorito dal re Servio Tullio.

Non va confusa con Sors, la Sorte, in quanto Fortuna ha sempre un carattere positivo (anche se a volte doppio).

Nonostante come tutte le divinità pagane ne sia stato bandito il culto con l’editto di Teodosio, la sua figura rimane come simbolo della sorte, buona o cattiva, e come essa compare spesso nell’iconografia medievale.

E’ la notte in cui tutti i demoni e spiriti maligni potevano infestare la Città Eterna. Una notte in cui la magia era la protagonista. Infatti nelle credenze popolari, le streghe avrebbero sorvolato Roma, passando sopra alla Basilica di San Giovanni, per recarsi all’annuale sabba che si teneva presso il noce di Benevento.

Tra le streghe, la leggenda vuole che ci fossero anche Erodiade e sua figlia Salomè, condannate a vagare per il mondo su una scopa per espiare la colpa di aver fatto decapitare San Giovanni.

I Romani si davano (e si danno tutt’ora) appuntamento vicino alla basilica per vederle passare e portavano con loro speciali strumenti magici di protezione tra cui le “spighette” riposte nella biancheria e il “garofoletto” ossia un piccolo fiore che veniva benedetto quel giorno durante la Messa. Prima di recarsi in piazza San Giovanni, venivano compiuti dei riti protettivi sulla casa, fosse protetta dalle streghe, dagli spiriti e da qualunque altra minaccia del genere.

Tra queste scaramanzie c’era la consuetudine di versare un po’ di sale sulla soglia, di incrociare le scope e di recitare alcune giaculatorie (preghiere recitate a memoria, a voce o a mente, in uso soprattutto nella fede popolare), nella convinzione che le streghe, enormemente curiose, non avrebbero resistito a contare i fili della scopa o i chicchi di sale prima di entrare in casa.

Il piatto tipico di questa serata erano le lumache al sugo, mangiate con tutte le corna: il piatto infatti era un modo per esorcizzare e metter fine alle discordi in atto con conoscenti, parenti e amici. Un modo per distruggere le avversità.

Tipici erano i falò per tenere lontani gli spiriti maligni e per purificare la terra.

Un’altra particolarità dell’Antica Festa di San Giovanni era che in questa occasione venivano aperti al pubblico i bagni del Tevere, ed era permesso bagnarsi nella fontana di San Giovanni poiché si pensava che quel giorno il Santo donasse particolari virtù.

Il Colosseo- Scopriamo Roma

L’anfiteatro Flavio o Colosseo venne inaugurato nell’80 a.C. dall’imperatore Tito. E’ il monumento più rappresentativo della città di Roma e dell’Impero Romano.

Il nome è dovuto alla presenza della statua di Nerone che si trovava lì accanto, chiamata Colossus. E’ il primo monumento a Roma concepito in scala monumentale. La sua capacità era di circa 50 mila posti ed era sormontato da un insieme di tende che servivano per proteggere gli spettatori dal sole. L’arena era in legno e non si è conservata, diversamente dai meccanismi che permettevano ai gladiatori di entrare in scena.          

Un tempo denominata “piazza del Trullo” era un luogo abbastanza anonimo e sporco e spoglio, teatro di numerose esecuzioni fino a metà dell’Ottocento. Pasquale II (XII secolo) fece costruire la chiesa dedicata a San Maria, il cui contributo alla sua realizzazione venne proprio dal popolo, dal quale trasse il nome sia la piazza che la chiesa.

Nel 1600 videro la luce le due chiese gemelle che formano il bellissimo “tridente” (via del Babuino, via del Corso, via Ripetta). La forma attuale è merito dell’architetto Giuseppe Valadier, il quale aggiunse le fontane laterali, conferendo alla piazza la forma ellittica e migliorando le rampe d’accesso al Pincio e fece spostare l’obelisco egizio sopra la fontana centrale con i quattro leoni.

Il Colosseo è presente anche nei nostri “Taxi City Tour“, scopri di più.